UN CORPO, UN CUORE, UN CERVELLO

 
Vi voglio raccontare la storia di un uomo qualunque, cresciuto forse troppo o forse mai.
C’era una volta un corpo che sembrava stesse stretto per il cervello ed il cuore che lo occupavano.
Il corpo era quello di un normale ragazzino adolescente come mille altri, con la voglia di avere potenti muscoli e tanta forza da uomo vero, in quanto stanco di sentire ripetere da corpi “adulti” che per la sua età era ancora un corpo troppo magro e sotto peso.
Il cuore era un cuore che batteva solo per se, nel senso che era un cuore egoista ed a volte anche cinico. Era un cuore che riusciva a vivere senza accorgersi degli altri. Non gli importava nulla del mondo ed i suoi rapporti con gli altri esistevano solo quando assolutamente necessari. Batteva perché una forza sconosciuta lo faceva battere, ma il ritmo era sempre uguale, senza fremiti né sussurri.
Insomma, era un cuore senza cuore.
Che dire ora del cervello. Al contrario del cuore il cervello fremeva sempre con ritmi diversi. Senza soste scandagliava approfonditamente ogni argomento passasse per caso dalle sue parti. Era un cervello sempre zeppo di pensieri, e se per caso qualche volta mancavano, se li creava da solo.
Era un cervello sognatore ed indipendente.
Vi starete chiedendo a questo punto come tre elementi così distintamente diversi potevano coesistere insieme senza problemi né interferenze.
E’ semplicissimo, ognuno rispettava gli altri fino al punto quasi di ignorarsi a vicenda.
Il tempo trascorreva a volte lento, a seconda delle situazioni, ed a volte pareva volasse tanto andava veloce.
Il cervello rimaneva sempre indipendente, il cuore con il passare del tempo si modificava sensibilmente, a volte sembrava s’intenerisse per delle semplici emozioni ed a volte sembrava sempre più cinico e duro. Ma l’elemento che subiva maggiori ed evidenti trasformazioni era il corpo. Il corpo cresceva in ogni sua parte. Le braccia cominciavano a tonificarsi, tutti i muscoli diventavano sempre più forti e tesi, ma inesorabilmente anche parti di grasso sempre più sostanziose, in maniera quasi invadente, andavano ad occupare spazio che non era riservato a loro.
A dispetto dei primi anni, il cuore aveva imparato ad emozionarsi qualche volta di più, non che fosse diventato più buono, si era semplicemente addolcito ed a volte non era più così indifferente alle cose della vita. Un tramonto, un paesaggio naturale incontaminato, la sofferenza negli altri lo rendevano simile a tutti i cuori del mondo, anche se il cervello difficilmente lo accettava.
Già, il cervello. La parte più irrequieta e piena di cambiamenti.
Il cervello voleva a tutti i costi rimanere lo stesso, senza scalfitture ed intrusioni, fermo nelle sue idee e convinzioni, ma una forza misteriosa e fortissima lo obbligava, a volte, a rivedere tutto ed a rimettersi in discussione. La sua iniziale voglia di libertà ed anarchia si stava sensibilmente affievolendo per lasciare spazio a idee e teorie che provenivano dall’esterno. Il cervello manteneva strette le sue posizioni, ma si lasciava coinvolgere nei dialoghi e scambi di opinioni con altri cervelli. Tutto questo era un bene, significava che il cervello era sempre vivo e pronto a parlare, se non fosse che senza rendersene conto cominciava ad assorbire passivamente idee altrui, e si lasciava convincere senza opporre adeguata resistenza.
Fu così che un qualsiasi giorno di un mese qualunque, in un momento in cui il cervello, il cuore ed il corpo erano soli, decisero di mettere fine ai cambiamenti.
Il cuore era diventato vecchio e faceva sempre più fatica a battere tenendo un ritmo sostenuto. Il corpo da forte e dritto quale era si stava curvando sempre più e la pelle cominciava a perdere di sensibilità, la decadenza era diventata sovrana. Il cervello stanco di pensare e conscio che non avrebbe più potuto sostenere con forza e dignità le sue idee, con un ultimo faticoso sforzo trovò l’energia per imporre al cuore ed al corpo oramai rassegnati la sua ultima disposizione.
Del corpo e del cuore non è rimasto più nulla, se non briciole miste a terra e polvere in un luogo molto affollato ma privo di confusione.
Del cervello, invece, non si è saputo più nulla. Una leggenda narra che si sia disciolto nell’aria, che grazie ai venti che soffiano perenni raggiunga gli angoli più remoti della Terra per penetrare nelle cellule di tutti i nuovi cervelli, insegnando loro i suoi principi di libertà ed indipendenza, affinché tutti gli Uomini della Terra sappiano che sono solo loro gli unici responsabili di loro stessi.

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